Si è conclusa il 30 ottobre la XVII edizione del Festival della Diplomazia, che anche quest’anno ha riunito a Roma rappresentanti delle istituzioni, diplomatici, accademici, esperti e giovani studiosi per confrontarsi sulle principali sfide che attraversano il sistema internazionale. L’iniziativa ha offerto un’importante occasione di dialogo e approfondimento sulle trasformazioni politiche, economiche e strategiche che caratterizzano lo scenario globale.
Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è stato “What’s Next? Running on the Edge”, un titolo che riflette la crescente incertezza e complessità con cui siamo chiamati a confrontarci nell’interpretare il presente e le prospettive future delle relazioni internazionali.
In un contesto segnato dal protrarsi dei conflitti, dall’intensificarsi della competizione geopolitica e dall’emergere di nuove sfide tecnologiche ed economiche, il Festival ha posto al centro del dibattito questioni fondamentali per comprendere i cambiamenti in corso, molte delle quali costituiscono anche ambiti di ricerca e approfondimento dell’Osservatorio e del Cenacolo di Studi Diplomatici e Internazionali.
Una riflessione sulle prospettive future non può dunque prescindere da uno sguardo rivolto anche al passato, indispensabile per comprendere le continuità e i cambiamenti che interessano il sistema internazionale. Diverse iniziative del Festival hanno affrontato importanti passaggi della storia politica e diplomatica, cercando di individuare nella loro ricostruzione elementi utili alla comprensione del presente. Tra queste, il seminario tenutosi il 27 ottobre alla LUMSA, dedicato al valore odierno e futuro della Carta di Helsinki e degli Accordi di Osimo, due momenti significativi della diplomazia europea del Novecento.
Interpretare il presente è difficile, prevedere il futuro lo è ancora di più. Forse siamo maggiormente abili nella ricostruzione del passato, come suggeriva Søren Kierkegaard quando osservava che la vita può essere compresa soltanto guardando all’indietro, ma deve necessariamente essere vissuta guardando avanti. Eppure, per quanto complesso possa apparire il divenire delle nostre società, non possiamo sottrarci alla necessità di interrogarci sulle direzioni che esse potranno intraprendere, sullo sfondo di scenari in continua evoluzione.
Lo sviluppo di nuove tecnologie e il riassestamento degli equilibri di potere ci pongono inoltre di fronte a fenomeni nuovi, o comunque profondamente mutati rispetto al passato, per i quali diventa indispensabile individuare strumenti di analisi e di azione adeguati ai tempi.
È proprio in questa tensione tra la necessità di comprendere e la difficoltà di prevedere con certezza che trova espressione il tema dell’edizione 2026. Running on the Edge richiama l’immagine di un equilibrio instabile, nel quale guardare al futuro significa necessariamente confrontarsi con l’incertezza, senza per questo rinunciare alla volontà di comprenderne le possibili traiettorie.
Le sfide legate al cambiamento climatico, alle nuove tecnologie e alle trasformazioni nella distribuzione del potere hanno occupato uno spazio importante nel programma di quest’anno. Il 26 ottobre, con il seminario “Weaponization in the Age of AI”, sono state affrontate le implicazioni strategiche e militari dell’intelligenza artificiale. Altri incontri hanno posto l’attenzione sul progressivo mutamento degli equilibri globali e sulla capacità delle istituzioni multilaterali di adattarsi alle trasformazioni in corso.
Non sono mancate le riflessioni sul futuro della sicurezza europea e delle relazioni transatlantiche, un tema che l’Osservatorio ha approfondito a più riprese anche negli ultimi mesi. Il seminario “Un futuro senza NATO?”, tenutosi il 30 ottobre alla LUMSA, ha rappresentato un momento di confronto sulle prospettive dell’Alleanza Atlantica, sul ruolo dell’Europa al suo interno e sulla capacità della NATO di adattarsi alle sfide emergenti, anche alla luce delle tensioni interne ed esterne che potrebbero incidere su tale processo.
Le grandi questioni affrontate durante questa edizione restituiscono l’immagine di un sistema internazionale nel quale la diplomazia continua a rappresentare uno strumento fondamentale di confronto e cooperazione, pur dovendosi misurare con dinamiche che ne ampliano gli ambiti di intervento e ne rendono più complessa l’azione. Interrogarsi sul futuro significa quindi anche riflettere sulla capacità delle istituzioni di adattare i propri strumenti alle esigenze di un sistema in evoluzione.
La conclusione del Festival non esaurisce, naturalmente, gli interrogativi emersi nel corso delle sue giornate. L’Osservatorio e il Cenacolo, in qualità di partner scientifici, intendono contribuire a mantenere vivo quel confronto che ha rappresentato uno degli obiettivi centrali dell’iniziativa. Per questo, la sezione dedicata ospiterà progressivamente approfondimenti e riflessioni su alcuni dei temi affrontati durante i seminari dell’edizione 2026. Un percorso che si inserisce nell’attività di ricerca dell’Osservatorio e nella volontà di promuovere un confronto continuativo sulle principali questioni delle relazioni internazionali.
