Le politiche di riforestazione all’interno del quadro del Green Deal europeo

Fra gli obiettivi centrali del Green Deal europeo vi è la riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, e per fare in modo che tale obiettivo sia raggiungibile l’Unione Europea (UE) ha proposto un nuovo pacchetto normativo noto come “Fit for 55”. Queste norme forniranno un aggiornamento della legislazione già esistente in materia di clima, energia, uso del suolo e silvicoltura.

L’Unione Europea non dispone di una politica forestale comune, anche in virtù del fatto che i trattati non menzionano tale tema, quindi questa competenza è prettamente nazionale. Tuttavia, l’UE ha elaborato una strategia forestale comune che possa portarla ad assumere sempre di più un ruolo di leadership sul piano internazionale nel settore della riforestazione e, più in generale, nel campo del green deal.

La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) definisce una foresta come un terreno con copertura arborea superiore al 10% e una superficie di oltre 0,5 ettari e dove gli alberi dovrebbero raggiungere un’altezza minima di 5 metri nella fase di maturità[1]. Quindi, seguendo la definizione appena citata, è possibile affermare che le foreste dell’Unione Europea coprono il 5% della superficie forestale mondiale e circa il 40% della superficie terrestre dell’Unione Europea[2]. Inoltre, all’interno dell’UE ci sono sei Paesi che hanno una superficie forestale particolarmente sviluppata: Finlandia, Svezia, Polonia, Francia, Germania e Spagna.

L’Unione Europea, che può essere criticata sotto tanti aspetti per la disomogeneità di alcuni indirizzi politici comuni, non è certamente attaccabile dal punto di vista dell’ambiziosità dei propri obiettivi in ambito di sostenibilità ambientale, all’interno del quadro del Green Deal. Infatti l’UE è una delle poche regioni del mondo che vede in incremento la percentuale di territorio in via di riforestazione, anche grazie ad ingenti interventi di rimboschimento. In particolare, fra gli obiettivi centrali della Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 le principali azioni previste comprendono il rafforzamento delle zone protette in Europa e il ripristino degli ecosistemi degradati attraverso il potenziamento dell’agricoltura biologica, la riduzione dell’uso e della nocività dei pesticidi e forti politiche di rimboschimento, anche nel cuore dei centri urbani e delle Capitali. In tal senso, Milano è una delle grandi città europee che traina l’Unione verso un percorso di sostenibilità ambientale e di riforestazione.

Uno dei principali progetti della città meneghina è il grande polmone verde di Bosconavigli, un ecosistema residenziale nel cuore del traffico cittadino con oltre 170 alberi, più di 8mila piante e oltre 60 specie vegetali diverse, ma soprattutto 23mila chili di CO2 assorbita in un anno[3], un vero e proprio emblema della politica di riforestazione che è il cuore del green deal europeo.

In aggiunta, la Coldiretti ha elaborato, insieme a Federforeste, il progetto all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) di piantare in Italia 50 milioni di alberi[4] nell’arco dei prossimi cinque anni nelle aree rurali e in quelle metropolitane per far nascere vere e proprie foreste urbane con una connessione ecologica tra le città, i sistemi agricoli di pianura a elevata produttività e il vasto patrimonio forestale presente nelle aree naturali.

L’Unione Europea, anche in virtù della lentezza delle altre regioni del mondo ad adottare concretamente politiche incentrate sulla sostenibilità ambientale e sulla riforestazione, può e deve ambire ad un ruolo di leadership nel panorama mondiale, sfruttando anche l’ambiziosità del Green Deal europeo e la forte sensibilità dei cittadini comunitari e di numerose multinazionali europee al tema della sostenibilità ambientale.

Le politiche di riforestazione degli Stati membri devono essere solo un tassello di un quadro ben più ampio, che comprende l’eliminazione della plastica nella quotidianità dei cittadini e delle imprese, l’incremento della raccolta differenziata nelle città, una forte attenzione al recupero dell’acqua piovana, una mobilità sostenibile sempre più sviluppata sia nel pubblico che nel privato tramite mezzi di trasporto elettrici e a idrogeno verde e la creazione di smart cities, città dei 15 minuti, dove tutto è raggiungibile senza l’utilizzo dell’automobile e dove sostenibilità, innovazione e digitalizzazione portano ad un efficientamento dei consumi e degli spostamenti.

Inoltre, tra i tasselli fondamentali che l’Unione deve ancora sviluppare c’è Agricoltura 4.0, un vero e proprio piano che prevede l’utilizzo della tecnologia, dell’intelligenza artificiale e della fibra ottica nel supporto alla coltivazione dei raccolti, che permette un’ottimizzazione dei consumi, dei costi e dei risultati in termini di efficienza e sostenibilità.

L’Unione Europea ha finalmente posto le basi che la porteranno ad essere una realtà molto vicina al concetto di Carbon Neutral nel 2050, ma soprattutto la porteranno ad assumere un ruolo sempre più rilevante nel panorama internazionale all’insegna dell’attenzione alla sostenibilità ambientale. Alla fine del mese di ottobre di quest’anno la città di Bali, in Indonesia, ospiterà uno dei G20 più importanti della storia sotto il profilo ambientale e l’Unione Europea ha il dovere di presentarsi al tavolo dei grandi della terra con numerosi risultati concreti ottenuti e certificati e con un’agenda degli anni a venire che coinvolga sempre più Paesi come Cina, India e Usa negli obiettivi della riforestazione e della neutralità climatica. Il pianeta non può più attendere.


[1] FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations).

[2] Parlamento Europeo.

[3] Bosconavigli.it

[4] Coldiretti.

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