Unione Europea

Oggi, 17 Febbraio 2020, ricorre l’anniversario della firma dell’Atto unico europeo (AUE), un documento che apportò importanti modifiche  ai Trattati di Roma del 1957 che istituirono la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea per l’energia atomica (EURATOM).

Firmato nel 1986 ed entrato in vigore il 1° Luglio 1987, con esso si mirava a completare il Mercato comune e a proiettare la comunità in una nuova dimensione. Lo scopo dell’Atto unico europeo fu quello di rilanciare il processo di integrazione europea, ampliando i poteri della Comunità  attraverso l’attribuzione di nuove competenze.

La firma dell’Atto avvenne dopo una lunga discussione sul futuro della Comunità che partì nel 1984 durante il Consiglio europeo di Fontainebleau[1].

Nel corso del Consiglio si decise di istituire due Comitati di esperti le cui conclusioni avrebbero rappresentato i documenti di lavoro della Conferenza intergovernativa che avrebbe portato alla redazione dell’AUE. 

Il comitato Dooge e Adonnino

Il Comitato Dooge redasse il relativo rapporto nel quale furono elencati alcuni punti cardine della futura Unione Europea.

I punti chiave del rapporto spaziavano dal potenziamento dello SME, attraverso una maggiore integrazione delle politiche economiche di bilancio e monetarie fino alla semplificazione del processo decisionale, con il cambiamento della modalità di voto. Il Comitato discusse inoltre su una serie di proposte riguardanti la Politica estera, attraverso cui affermare l’identità esterna della Comunità.

Nello specifico veniva suggerito la creazione di un segretariato permanente e raccomandava una maggiore concertazione e cooperazione nelle questioni di Politica estera e di Sicurezza. 

Dall’altra, il Comitato Adonnino che si occupò di redigere delle linee guida volte alla promozione e al rafforzamento dell’immagine della CEE, in modo da colmare il divario venutosi a creare tra Istituzioni europee e cittadini. 

Alla vigilia del Consiglio europeo di Milano del 1985, nel quale si sarebbero dovuti discutere i rapporti dei Comitati, rimaneva alta la tensione tra i paesi della Comunità[2].

Le divisioni alla luce del Consiglio di Milano

Le giornate che precedettero il Consiglio furono caratterizzate da una divisione netta tra la posizione franco-tedesca sostenuta dal cancelliere Helmut Kohl e dal presidente francese Francois Mitterrand.

I leader miravano a un rafforzamento politico della Comunità e al completamento del mercato unico attraverso una riforma dei Trattati, da quella britannica incarnata da Margaret Thatcher, la quale invece proponeva un atteggiamento meno ambizioso, che non prevedeva una riforma dei Trattati.

A prevalere fu la posizione franco-tedesca, grazie anche alla determinazione dell’Esecutivo italiano, che presiedeva il Consiglio europeo e che – portando il Consiglio a superare la consuetudine dell’unanimità – propose di votare a maggioranza la proposta di convocare una Conferenza intergovernativa per discutere la riforma dei trattati istitutivi della CEE[3].

Le novità introdotte dall’Atto unico europeo

Entrando nello specifico dell’Atto unico europeo lo scopo principale di questo atto fu quello di completare il Mercato unico, ma non solo; infatti, altrettanto rilevanti furono le modifiche alle norme comunitarie che disciplinavano il funzionamento della CEE con l’obiettivo di ampliare i poteri e le competenze delle istituzioni comunitarie.

Importanti in questo senso furono i cambiamenti istituzionali che vennero apportati in sede di voto; si è passati dalla unanimità alla maggioranza qualificata in gran parte delle materie comunitarie.

Altra novità fu l’istituzione del Consiglio europeo – le cui funzioni verranno specificate dai Trattati successivi – e la conseguente formalizzazione delle riunioni dei Capi di Stato e di Governo dei paesi dell’allora CEE[5].

Infine, la Comunità acquistò nuove competenze in alcune materie chiave quali: 

  • Ricerca e sviluppo;
  • Politica sociale;
  • Coesione economica e sociale;
  • Politica ambientale;
  • Cooperazione estera comune.

Il ruolo del Parlamento europeo

Con l’Atto unico europeo uscì rafforzato il ruolo del Parlamento europeo. Tra le novità introdotte vi fu l’obbligo del parere conforme per la conclusione di accordi di allargamento, associazione e cooperazione con Stati terzi[4]. Inoltre, l’AUE introdusse la procedura di cooperazione con il Consiglio,  aprendo la strada al ruolo di co-legislatore da parte dell’Europarlamento.

Cosi facendo, la posizione nel dialogo istituzionale è stata rafforzata con un sistema di doppia lettura delle proposte legislative avanzate dalla Commissione.

L’apporto decisivo della Commissione europea e di Jacques Delors alla realizzazione dell’Atto unico europeo

Infine è doveroso soffermarsi sulla figura dell’allora presidente della Commissione europea, Jacques Delors. Delors ricoprì, insieme al cancelliere Kohl e al presidente Mitterand un ruolo fondamentale e di impulso per il rilancio del processo di integrazione attraverso il Libro bianco per il Consiglio europeo dal titolo il Rapporto Delors.

A conclusione della presentazione del rapporto che il presidente pronunciò una delle più emblematiche frasi riguardo il futuro della Comunità:

L’Europa si trova a un bivio. O andiamo avanti con risoluzione e  determinazione, oppure ricadiamo indietro nella mediocrità. Rinunciare significherebbe non essere all’altezza dei fondatori della Comunità”.[6]


[1] Gustavo Zagrebelsky, Atto unico europeo, in quaderni regionali, 1989, pag.65.
[2] Girolamo Strozzi e Roberto Mastroianni, Diritto dell’unione europea. Settima edizione, Giappichelli, ottobre 2016.
[3] Pietro Fornara, Milano 28-29 giugno 1985: Craxi «europeo» al castello sforzesco,1985.
[4] EUR-Lex, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/.
[5]Girolamo Strozzi e Roberto Mastroianni, Diritto dell’unione europea. Settima edizione, Giappichelli, ottobre 2016.
[6]Franco Peretti, Jacques Delors dal libro bianco all’atto unico, il Valore Italiano, Maggio 2019. https://www.ilvaloreitaliano.it/jacques-delors-dal-libro-bianco-allatto-unico/.