Joseph Daul: posizioni sull’Europa

Daul e moderatrice che parlano al convegno della KAS.
OGIE

Si è tenuto lo scorso 10 febbraio, presso la Sala del Tempio di Adriano, sede della Camera di Commercio di Roma, l’evento organizzato dalla Fondazione Konrad Adenauer in occasione dei festeggiamenti per il 60° anniversario dalla firma dei trattati di Roma. Ospite d’onore è stato Joseph Daul, Presidente del Partito Popolare Europeo (PPE), il quale ha parlato delle sfide che stanno affrontando l’Unione Europea e il suo partito.

Dopo un breve saluto ai presenti da parte di Caroline Kanter, direttrice della Fondazione Konrad Adenauer in Italia, la parola è passata subito a Daul. Questi ha spiegato come uno dei problemi dell’Unione Europea fosse l’incapacità degli stati membri a rispettare le regole che essi stessi si erano imposti. Sono stati così ignorati problemi seri, quali la disoccupazione giovanile e altre difficoltà che affliggono il mondo del lavoro. Dopo questo breve mea culpa ha dichiarato che “la politica fiscale e sociale deve diventare più europea”, dicendosi comunque contento che i giovani d’oggi si sentano sempre più vicini all’Europa, grazie ad iniziative di successo come il Programma Erasmus.

L’intervento del leader del PPE, infine, si è spostato sul populismo: “Se ci chiudiamo in noi stessi non potremo più garantire il nostro benessere […] dobbiamo trovare soluzioni insieme”. Per Daul il populismo chiaramente non deve essere un esempio da seguire. Non a caso, secondo il politico francese, in Grecia il piano politico di Syriza non sta funzionando, e se prima era portato come argomento da parte di tutti i populisti europei, adesso non se ne fa più menzione. Nel chiudere, non ha risparmiato una critica per niente velata neanche all’Italia: “De Gasperi non sarebbe contento della situazione dell’Italia di oggi”.

Si è passati, quindi, ad un breve dibattito, moderato da Alessandra Sardoni, giornalista di La7.

Di fronte alla richiesta di riforme, Daul ha risposto dicendo che l’Unione Europea ha assolutamente bisogno di riformarsi, perché “troppo a lungo si è vissuto nelle nostre facilitazioni”. Ma dovranno essere gli stessi stati membri ad organizzarsi, al fine di trovare delle soluzioni “tutti insieme”.
Si è poi passati a parlare di ciò che sta accadendo al di fuori dell’Europa: ovvero il fenomeno Donald Trump e l’ascesa di Putin. Se sul presidente americano Daul si è dichiarato curioso di vedere cosa farà, sul leader russo ha detto che la situazione è più complicata. “Putin ha una sua visione, che non è quella del popolo russo”. Secondo il Presidente del PPE è stata l’UE stessa a favorire l’ascesa di Putin. Solo adesso l’Europa si sta riorganizzando per affrontare il problema, e secondo Daul bisognerà puntare sulla trasparenza assoluta. Oltretutto bisognerà anche valutare attentamente l’esito delle elezioni in Bulgaria e lo svilupparsi della questione balcanica.

Alla domanda sulla Merkel, ed alla sua idea di “Europa a due velocità”, Daul ha risposto sostenendo che la Cancelliera tedesca ha una bella visione, ma se altri paesi decideranno di lasciare l’Europa, così come ha fatto il Regno Unito, allora si tratterà già di “Europa a due velocità”, e bisogna prepararsi a questa eventualità. “Sia io che la Merkel – ha continuato – vogliamo un’Europa unita, ma se la volontà del popolo sarà diversa, dovremo saperlo affrontare”.

E’ stata poi fatta una domanda su un possibile centrodestra italiano guidato da Salvini, e sull’incontro con Berlusconi che Daul ha avuto qualche giorno prima. Riguardo Salvini, Daul è stato chiarissimo: “Salvini è un amico di Le Pen, quindi è nemico del PPE”. Sul’incontro con Berlusconi invece, Daul ne ha parlato positivamente, essendo stato rassicurato dall’ex premier italiano della volontà totale del centrodestra di non abbandonare il PPE. Sul capitolo terrorismo Daul ha detto di essere cosciente che la minaccia terrorista non viene solo dall’estero, ma anche dall’interno: in particolare da giovani europei figli di immigrati che iniziano a  delinquere. Secondo Daul l’Europa ha trascurato le periferie, permettendone l’infiltrazione di questi gruppi terroristici. “Dobbiamo ripristinare lo stato di diritto nelle periferie – ha detto il presidente del PPE – sono loro stesse a chiedercelo”.

A seguire il politico francese ha speso qualche parola anche sul suo partito, il PPE: “Si dice che tutto ciò che non funziona in Europa sia legato al Partito Popolare Europeo. Tutti vengono criticati, persino Juncker. Io mi prendo tutte le mie responsabilità, la speranza è quella di riuscire a fare progressi”. Ha poi continuato: “Alle ultime elezioni europee tutti davano il PPE perdente, eppure abbiamo vinto. Io ascolto tutti i giorni cosa dicono i miei elettori, e potete star certi che noi combatteremo e vinceremo anche nel 2019.”
Sul tema immigrazione Daul ha ammesso che l’Europa non è stata abbastanza veloce nel dare una risposta adeguata al problema, e il peso della vicenda è caduto tutto sulle spalle di Italia e Grecia. Tuttavia, se prima era impossibile parlarne, adesso la situazione è cambiata. C’è un maggior controllo e per Daul ci sono stati netti miglioramenti nella gestione del problema, impensabili fino a due anni fa.

Infine il presidente ha chiuso in maniera secca riguardo ad un ipotetico ingresso di Salvini nel partito in modo di dar voce in Europa agli euroscettici, affermando: “Io gestisco il PPE, non mi chiedete di gestire anche i partiti populisti”. Ha quindi concluso evidenziando i limiti dei populisti, facendo notare come in Gran Bretagna Nigel Farage abbia lasciato l’UKIP subito dopo la Brexit. “E’ questo il coraggio dei populisti? – si è chiesto – Gli euroscettici non hanno programmi, non hanno progetti, vogliono solo lasciare l’Europa”.

A cura di
Riccardo Valle
Felicia Saladino

(PH di S. Dal Pozzolo)

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