Brexit - Bandiera della Gran Bretagna;: croce rossa con bordo bianco su sfondo blue.

Britain leaves its mark on Europescrive POLITICO nella sua Europe Edition. Ed è proprio così. Sono mesi e mesi che ormai sulle maggiori testate giornalistiche e su quelle meno conosciute non si fa che parlare di Brexit. Più che mai in questo momento, visto che, allo scoccare della mezzanotte dell’1 febbraio 2020, proprio come Cenerentola lasciò il ballo, così il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea.  

Ma tranquilli, in questo breve articolo della nostra rubrica #Babele non parleremo dell’assetto geopolitico post-Brexit, di cosa accadrà all’Europa o di eventuali futuri scenariNient’affatto! Ciò che voglio fare oggi è rispondere a una domanda più… sciocca e ingenua; una domanda a cui, sicuramente, in tanti avranno pensato, senza aver avuto mai avuto il coraggio di rivelarlo: «Ma questa Brexit da dove sbuca? E questi Brexiteer poi? Si mangiano?»

A suscitare interesse nei confronti di questo lemma, Brexit, è stata la sua capacità di divenire in poco tempo… il massimo esponente del perfetto neologismo! Ma andiamo per gradi. 

Questo anglicismo indica la (potenziale prima, definitiva poi) uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, seguita all’ardua scelta compiuta dai cittadini britannici con il referendum del 23 giugno 2016. Il termine, in realtà, circola già dal 2012 con la forma di Brixit, dove ad avere la preminenza era stata la “i” di Britain/British. Poi si è passati a Brexit, sicuramente più trasparente, veloce da pronunciare e da memorizzare – credete che la segnaletica internazionale e le tante uscite d’emergenza sparse nel mondo abbiano aiutato? 

La definizione di Brexit

Migliorini la definisce una parola macedonia: più parole mixate tra loro. Le parole macedonia sono diventate il meccanismo più proficuo e sfruttato dalla lingua inglese (e non solo!) per la formazione di neologismi. Basti pensare ai vari Ferragnez (Ferragni + Fedez) o, più semplicemente, ai motel (motor + hotel), al mandarancio (mandarino + arancio), all’inglese brunch (break + lunch). Anche i Social hanno dato il loro contributo nella diffusione e nel proliferare di questi mix di parole. Brexit ormai si usa in contesti diversi, copre differenti registri linguistici; ha persino dato vita al verbo to brexit e a numerosi altri sostantivi come brexiter brexiteer (sostenitori e paladini della Brexit), e a tutte quelle possibili parole che indicano una possibile brusca rottura o fuoriuscita (si pensi a ItalexitGrexit, etc.).  

Ora, aldilà di queste divertenti riflessioni e combinazioni, si sa, le parole parlano e quella della Brexit racconta molto. Brexit [does not] mean [only] Brexit, parafrasando Theresa May, ex primo ministro britannico; al contrario, Brexitracconta di un evento che segna non solo la vita di 67.545.757 milioni di britannici ed europei che vivono nel Regno Unito, ma anche la storia del processo di integrazione europea. 

Saremo noi a dover raccontare ai nostri nipoti di quanto fossimo arrabbiati quando ci fu la Brexit, di come ci risultasse difficile comprendere le motivazioni di quei Brexiteer; soprattutto, toccherà a noi l’arduo compito di spiegare loro come mai, nonostante il nostro puntare a una maggiore integrazione e inclusione, e il continuo impegno nell’abbattimento di barriere e confini, abbiamo deciso di crearne di nuovi, tradendo i nostri valori, quindi noi stessi.