Il processo di pace in Colombia

La Colombia è stata al centro della lectio magistralis dal titolo Processo di pace in Colombia e Giustizia internazionale, che si è tenuta presso l’Università LUMSA dal Professore Jairo Agudelo Taborda, esperto di diritto internazionale e già direttore dell’Istituto de Estudios Europeos dell’Universidad del Norte di Barranquilla (Colombia). 

Breve storia della Colombia

La storia della Colombia è molto travagliata: sin dagli inizi, è stata divisa da alcuni conflitti interni per la ripartizione del potere e dalla nascita di diversi gruppi violenti; fattori, questi, che – insieme alle differenti fasi storiche tumultuose che hanno caratterizzato il Paese – rendono difficile determinare  l’effettivo inizio del conflitto con le varie forze armate che sono sorte all’interno dello Stato. Secondo alcuni, gli scontri con questi gruppi ribelli hanno afflitto il territorio colombiano tra la fine degli anni ’40 e metà degli anni ’50, coincidendo, quindi, con l’epoca della “Violencia”; per altri, si devono ricercare negli ’20.

L’unico dato certo riguarda le cause comuni, legate alla terra e alle mancate riforme agrarie, che hanno comportato l’esistenza di tali tumulti, soprattutto negli 60’, con la comparsa dei principali gruppi guerriglieri, quali le Forze Armate Rivoluzionarie in Colombia (FARC) e l’Esercito di Liberazione Nazionale, così come di quelli paramilitari. Entrambe le realtà hanno portato nel Paese un vero e proprio regime di terrore.

Le FARC soprattutto sono state autrici di attacchi violenti contro la popolazione civile. Proprio per tali ragioni, il Governo ha cercato di contrattare una risoluzione pacifica con i diversi gruppi. Questi sforzi hanno avuto successo: un esempio è la pace raggiunta con la forza guerrigliera M-19 negli anni ‘90. Con le FARC, però, la questione è stata più complicata e si è protratta fino al 2016.

I punti dell’accordo di pace e giustizia internazionale
  • Riforma rurale integrale
  • Partecipazione politica delle FARC nel post conflitto
  • Strategia di lotta al narcotraffico e alle coltivazioni illecite
  • Giustizia e riparazione alle vittime
  • Dichiarazione della fine del conflitto
  • Ratifica di quanto pattuito

Proprio per la natura violenta di questo gruppo, l’accordo di pace non è stato accolto benevolmente dalla popolazione e da alcune forze politiche conservatrici più a destra. Coloro che si sono mostrati favorevoli hanno visto nei punti elencati una buona soluzione. Coloro che si sono schierati contro l’accordo, invece, hanno criticato soprattutto due aspetti: la partecipazione politica delle FARC e la dichiarazione della fine del conflitto, nonostante fosse stato previsto un risarcimento per le vittime. Molti, poi, non hanno accettato la possibilità, per coloro che avessero abbandonato le armi, di ricevere fondi pubblici per rifarsi una vita. 

Proprio a causa di queste divergenze, la maggioranza della popolazione colombiana, lo scorso 2 ottobre, tramite un referendum in materia, a respinto tale accordo. Fortunatamente, sia le FARC che il Governo hanno dichiarato, dopo l’esito negativo del referendum, che non intendono chiudere il dialogo, manifestando la loro volontà nel trovare una soluzione al conflitto. Questa apertura è dovuta principalmente alla comunità internazionale che sta mediando tra le parti: in particolare, le Nazioni Unite e l’Unione Europea (UE) erano a favore dell’accordo.

L’UE, infatti, ha finanziato diversi progetti per aiutare e facilitare tale processo di pace. Fra questi, è bene citare quelli che prevedono la smilitarizzazione e la riqualificazione delle aree appartenute ai guerriglieri.

L’obiettivo, dunque, della comunità internazionale è quello di ottenere una risoluzione pacifica della controversia politica e del conflitto armato, posto il presupposto che il suo l’operato può essere solo un completamento dell’azione dello Stato colombiano, in quanto la riuscita dell’accordo di pace sarà possibile solo in seguito alla maturazione di una volontà politica non solo da parte del Paese in questione, ma anche della sua classe dirigente e della popolazione.

Conseguenze dell’accordo e brevi riflessioni

Nonostante l’accordo di pace non abbia condotto al risultato sperato, sia a livello interno sia a livello internazionale, il suo raggiungimento è considerato, sia da buona parte del Governo colombiano sia dalla comunità internazionale – Nazioni Unite e Unione Europea soprattutto – un risultato positivo, in termini di tutela della popolazione civile. Il suo mancato accoglimento, purtroppo, ha portato all’insorgere di gruppi sovranisti.

Cosa succederà, come ribadito nelle conclusioni del Professor Agudelo Taborda, è impossibile da prevedere. I sovranisti stanno ormai sovrastando quel sistema internazionale che duramente si è cercato di costruire, e la domanda che oggi ci dobbiamo porre è: cosa ci aspetta? Un ritorno al passato? Se così fosse, tutta la fatica che i nostri padri fondatori e di tutti coloro che hanno combattuto per portare un cambiamento, ma soprattutto per affermare quei diritti acquisiti che in passato troppo spesso sono stati calpestati, sarebbe resa inutile.

La Colombia, come l’Unione Europea, oggi vive una crisi che rischia di portare a tale regressione e la democrazia rappresentativa rischia di essere messa in discussione dalla pretesa di una democrazia diretta. Trarre, dunque, delle conclusioni, come si può evincere da quanto detto poc’anzi, non è facile.

Ciò che avviene in America Latina, in Colombia, a livello internazionale e in Europa è preoccupante. Sembra forse banale concludere dicendo che quello che si auspica è che si riesca a sconfiggere i nazionalismi, ma non lo è. Riuscire a combattere questo fenomeno non deve essere solo un sogno o una frase, ma deve essere un concreto obiettivo, in modo tale da ritornare a ricostruire quel sistema multilaterale di cui il contesto internazionale e le relazioni internazionali oggi necessitano.

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