Il ruolo dei partner internazionali nel patto sulla migrazione e l’asilo.

Unione Europea
sfondo blu con stelle gialle e nodi a simboleggiare la cooperazione tra paesi UE

Il ruolo dei partner internazionali nel patto sulla migrazione e l’asilo è uno dei punti centrali del nuovo accordo in materia di migrazione e asilo, presentato dalla Commissione europea lo scorso 23 settembre.

In particolare modo l’accordo ha delineato – tra le diverse novità – il particolare ruolo che i partner internazionali dell’Unione Europea saranno chiamati a svolgere per far sì che la strategia descritta nel Patto proposto abbia successo. 

Se, infatti, il piano ha previsto l’introduzione e il rafforzamento di diversi meccanismi di cooperazione a livello comunitario in materia di asilo e gestione dei flussi migratori per la salvaguardia delle frontiere esterne e interne dell’UE, è anche vero che il ruolo dei partner internazionali previsto nel patto sulla migrazione e l’asilo sarà fondamentale per prevenire e bloccare attraverso un ruolo attivo di tali paesi le partenze irregolari dei migranti.

Il rafforzamento dei partenariati internazionali

Nel contesto dei partenariati globali, la migrazione rappresenta un aspetto fondamentale per  il perseguimento degli interessi dell’Unione Europea e dei paesi partner. Secondo la Commissione, infatti, cooperando tra loro, «l’UE e i suoi partner possono migliorare la governance della migrazione, intensificare gli sforzi comuni per affrontare sfide condivise e trarre vantaggio dalle opportunità»; un elemento, questo, da considerarsi cruciale nell’ambito dei futuri rapporti[1]

In tale prospettiva, l’Unione Europea potrebbe fornire un contributo ai paesi partner in materia di gestione della migrazione irregolare e degli sfollamenti, attraverso la comunicazione strategica, così come delle frontiere, con sistemi di asilo e accoglienza ben funzionanti o favorendo i rimpatri volontari nei paesi terzi.

Creare opportunità economiche attraverso i partenariati

Nell’ambito delle politiche di vicinato, la creazione di opportunità economiche, in particolare per i giovani, è stata una delle chiavi per ridurre la pressione della migrazione irregolare. 

A tal proposito, la Commissione europea ha previsto, come obiettivo della nuova programmazione strategica dei finanziamenti esterni dell’UE, «un aumento del 10% per le azioni connesse alla migrazione proposto nell’ambito dello strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale», rispetto agli oltre miliardi 9 miliardi di euro investiti negli ultimi anni[2].

Sulla base del piano, la stabilità e la prosperità nei paesi partner andrebbero raggiunte attraverso le politiche commerciali e di investimento che contribuirebbero ad affrontare le cause profonde legate alla migrazione, creando posti di lavoro e prospettive per milioni di lavoratori e agricoltori in tutto il mondo.

Un piano di azione così concepito, tramite stimoli economici in favore dei partner internazionali, rafforzerebbe il ruolo dei partner internazionali nel patto sulla migrazione e l’asilo e consentirebbe all’UE di perseguire l’ulteriore obiettivo di tutelare le proprie frontiere esterne.

Gli obiettivi del nuovo progetto

Concludendo l’analisi, non possiamo non soffermarci sugli obiettivi principali del nuovo accordo sulla migrazione proposto dalla Commissione.

Tra questi, un ruolo centrale viene riservato alla lotta contro il traffico di migranti, nonché al rafforzamento delle frontiere esterne e interne, attraverso un miglior funzionamento dell’area Schengen.

La lotta contro il traffico di migranti

Il traffico di migranti – da cui deriva il relativo sfruttamento organizzato – rappresenta un fenomeno criminale lesivo della vita umana, così come un limite per il raggiungimento degli obiettivi comunitari in materia di migrazione. 

In questa prospettiva, il «nuovo piano d’azione 2021-2025 dell’UE contro il traffico di migranti si concentrerà sulla lotta alle reti criminali e, in linea con la strategia dell’UE per l’Unione della sicurezza, rafforzerà la cooperazione e sosterrà il lavoro delle autorità di contrasto per combattere il traffico di migranti, spesso legato anche alla tratta di esseri umani»[3]

Con specifico riguardo alla formazione proprio delle autorità di contrasto, fondamentale sarà il contributo prestato da realtà come Europol, Frontex ed Eurojust nell’ambito di un quadro più ampio in cui verrà stimolata la cooperazione tra l’UE e i paesi terzi attraverso partenariati volti a contrastare il traffico di migranti e alimentati da un maggiore scambio di informazioni e da un aumento delle azioni sul campo. A tal proposito, il sostegno alle operazioni comuni e alle squadre investigative congiunte dovrebbe favorire il rafforzamento e l’ampliamento delle operazioni e delle missioni nell’ambito della politica di sicurezza e di difesa comune[4].

Il rafforzamento delle frontiere esterne dell’UE

Strettamente collegato al tema della lotta alla migrazione irregolare, uno degli obiettivi centrali del nuovo è quello del rafforzamento delle frontiere esterne dell’UE: la loro gestione integrata, infatti, è un elemento imprescindibile nella strategia dell’Unione Europea per la protezione dell’integrità e del funzionamento dello spazio Schengen senza controlli alle frontiere interne, da realizzarsi attraverso una responsabilità condivisa tra i Paesi associati che vi hanno aderito, gli Stati membri dell’UE e le sue agenzie. 

Con riguardo al profilo operativo, un importante ruolo dovrebbe essere svolto dalla guardia di frontiera e costiera europea, composta dalle rispettive autorità dei Paesi UE e da Frontex, con la Commissione che ha previsto la preparazione di un documento strategico e di attuazione pluriennale in materia, da presentarsi nel primo semestre del 2021. Come viene precisato nel Patto proposto, la «rapida e piena attuazione del nuovo regolamento relativo alla guardia di frontiera e costiera europea è un passo decisivo in questa direzione», in quanto tale strumento normativo «istituisce un corpo permanente di circa diecimila unita di personale operativo che riunisce personale dell’Agenzia e degli Stati membri ed esercita poteri esecutivi», rafforzando notevolmente la capacità dell’UE di rispondere alle diverse situazioni che si possono verificare alle frontiere esterne[5].

Frontiere esterne sicure per garantire il corretto funzionamento dell’area Schengen

Lo spazio Schengen – una delle tappe fondamentali del processo di integrazione europea – è stato condizionato negativamente dalle difficoltà nel rispondere alle differenti sfide verificatesi alle frontiere dell’Unione, così come dalla mancata armonizzazione dei sistemi nazionali in materia di asilo, accoglienza e rimpatrio.

Tale contesto ha determinato l’aumento degli spostamenti non autorizzati, sia dei richiedenti asilo che dei migranti che sarebbero dovuti essere rimpatriati, provocando l’attivazione di controlli temporanei alle frontiere interne che hanno di fatto introdotto delle limitazioni all’area Schengen. 

Per fronteggiare tali criticità, la Commissione ha predisposto un intervento mirato attraverso la presentazione di una strategia per il futuro di Schengen, con l’obiettivo di ridurre anche quegli ulteriori fattori – quali terrorismo internazionale, crisi migratorie e COVID-19 – che hanno aggravato il quadro di riferimento[6]. A tal proposito, il Patto prospetta la previsione futura di una modalità per garantire un avanzamento nello sviluppo del meccanismo di valutazione Schengen, al fine di renderlo uno strumento pienamente efficace sia dal punto di vista dell’analisi dello spazio operativo di riferimento, sia nell’ottica dell’attuazione efficace dei miglioramenti. Qualora gli Stati membri continuassero a non rispettare le normative o gli standard minimi previsti per i controlli alle frontiere interne, la Commissione si riserverebbe la possibilità di dare avvio a conseguenti e più sistematici  procedimenti di infrazione

Altra novità proposta all’interno della strategia è l’istituzione di un forum Schengen, costituito ad hoc che vedrà il coinvolgimento delle «autorità nazionali competenti, quali i ministeri dell’Interno e della polizia (di frontiera) a livello nazionale e regionale, al fine di promuovere una cooperazione più concreta e una maggiore fiducia», mediante l’organizzazione di discussioni annuali a livello politico[7].

La roadmap dell’accordo

Sebbene il progetto presentato dalla Commissione europea sia ambiziosissimo, la sua realizzazione è strettamente connessa al raggiungimento di una convergenza tra i differenti attori e le diverse politiche coinvolte non solo a livello comunitario, con gli accordi tra Parlamento e Consiglio sulle proposte della Commissione, ma anche tra gli Stati membri. Pertanto, la roadmap che è stata tracciata nel Patto prevede che, entro il 2021, il Meccanismo di solidarietà e il nuovo regolamento in materia di asilo e migrazione vengano approvati, entrando in vigore a partire dal 2022[8].

La sfida che spetta alla Commissione e alle altre Istituzioni comunitarie è ardua, ma al tempo stesso le crisi migratorie e gli ultimi avvenimenti sanitari mondiali hanno imposto una riflessione seria e un nuovo approccio al tema dei flussi dei migranti, con il superamento del Regolamento di Dublino.

In questa prospettiva, la stessa Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha dichiarato: 

“Proponiamo oggi una soluzione europea per ripristinare la fiducia tra gli Stati membri e la fiducia dei cittadini nella nostra capacità, come Unione, di gestire la migrazione. L’UE ha già dimostrato in altri settori di poter adottare misure straordinarie per conciliare prospettive divergenti. Abbiamo creato un mercato interno complesso, una moneta comune e un piano di ripresa senza precedenti per ricostruire le nostre economie. È giunto il momento di affrontare la sfida di gestire la migrazione congiuntamente, con il giusto equilibrio tra solidarietà e responsabilità”[9].


[1] https://ec.europa.eu/italy/news/20200923_Commissione_Ue_nuovo_patto_sulla_migrazione_e_l_asilo_it

[2] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 19-21.

[3] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 17-18.

[4] Ibidem

[5] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 13-14.

[6] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 15-16.

[7] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 17-19.

[8] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 1-3.

[9]  https://ec.europa.eu/italy/news/20200923_Commissione_Ue_nuovo_patto_sulla_migrazione_e_l_asilo_it

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