La Brexit e la Germania

L’esito del referendum tenutosi nel Regno Unito ha sorpreso tutti; i sondaggi, infatti, avevano previsto un risultato oscillante, poco rassicurante, ma comunque idoneo a garantire la permanenza del Regno Unito all’interno dell’UE. Dal 23 Giugno 2016 sappiamo che, contro le aspettative dei sondaggi, la Gran Bretagna ha deciso di lasciare l’Unione.

Un dato che è emerso in maniera preponderante è che i cattadini più grandi, gli “over 60”, avevano votato prevalentemente per il “leave”, a discapito dei giovani che, al contrario, avevano votato in massa per restare dentro l’UE e per proseguire il loro futuro in conformità alle politiche dell’Unione. David Cameron, ex Primo Ministro britannico, aveva creduto e sperato, fino alla fine, che i suoi cittadini votassero per la permanenza nell’Unione, ma il suo mandato è cessato con l’esito del referendum. Egli, infatti, si è dimesso il 13 luglio e Theresa May, ha assunto la carica di Primo Ministro.

Nel dibattito antecedente il referendum, l’opinione pubblica tedesca si era espressa in merito alla Brexit, affermando che le più grandi ripercussioni negative di questa scelta sarebbero ricadute proprio sul Regno Unito. La “Süddeutsche Zeitung” aveva previsto che Londra avrebbe perso la sua influenza politica e che, con il “leave”, avrebbe rischiato una paralisi. Una Brexit che avrebbe provocato, dal punto di vista dei media tedeschi, anni di insicurezza per le aziende della Gran Bretagna. Anche altre testate giornalistiche avevano previsto che l’uscita dall’UE avrebbe portato soltanto conseguenze negative per l’economia, non positive, a differenza di quanto avevano sempre evidenziato i sostenitori del movimento “leave”. Per questi motivi, il Ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, aveva già avvertito il Regno Unito, sottolineando che in caso di uscita dall’Unione, “la Germania avrebbe pianto”.

E’ successo quello che molti non si aspettavano: i cittadini hanno scelto di lasciare l’UE. Fino ad ora, il Regno Unito non si è trovato in situazioni di particolare difficoltà economica; l’economia cresce malgrado la Brexit. Le aspettative secondo le quali dopo il referendum l’economia britannica si sarebbe trovata sotto shock, paralizzata, non si sono realizzate. Con il tempo, questa situazione di stabilità potrebbe cambiare. Il giornale “Süddeutsche Zeitung” si è spinto ad affermare che l’uscita del Regno Unito deve comunque avere un prezzo. Il paese deve percepire la differenza dovuta alla deleteria circostanza di non essere più parte dell’Unione, deve sentire gli svantaggi derivanti dall’uscita. Il rischio, altrimenti, potrebbe essere quello di provocare un effetto domino tra gli altri paesi dell’UE, come la Danimarca, i Paesi Bassi e la Slovacchia, i quali, nella consapevolezza di non andare incontro ad alcun tipo di sanzione, potrebbero decidere di seguire lo stesso esempio del Regno Unito.

Il giornale “Frankfurter Allgemeine Zeitung” ha affermato che anche il processo di creazione di un’Unione Europea sempre più stretta e solida può essere messo a rischio. A differenza di qualche anno fa, non è più impensabile l’uscita di una nazione dall’Unione.

Per la Germania, la Brexit è un accadimento triste nella storia dell’Europa. Per un po’, il paese ha pianto davvero – o come scriveva il giornale tedesco “Der Merkur”: La Germania ha molte cose in comune con la Gran Bretagna, come con nessun altro paese nell’UE. Le tasse, le finanze, le sovvenzioni, il libero scambio, il diritto dei cartelli e la digitalizzazione.

Inoltre, a Berlino, si è sempre apprezzato anche il pragmatismo britannico. Il giornale afferma che l’Europa senza il Regno Unito sarà sicuramente un’altra Europa. Il continente perde una potenza militare con armi atomiche, perde la seconda potenza economica più grande in Europa e perde anche Londra, “la capitale delle finanze del mondo”.

Il negoziato con l’UE comincerà a fine marzo e durerà fino alla fine di ottobre 2018 o, almeno, questo sembra essere il piano. Per la storia dell’Europa, la Brexit è sicuramente un passo indietro. È un passo verso la disgregazione, cosa che non è mai successa prima e costituisce, sicuramente, un nuovo capitolo nella storia dell’Unione.

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