Il nuovo patto in materia di migrazione e asilo dell’Unione Europea.

Bandiera UE
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La migrazione, negli ultimi anni, è stata una sfida costante che ha avuto un profondo impatto sulla società europea, sulla sua economia e sulla sua cultura a tal punto da portare la Commissione Europea a elaborare un nuovo patto in materia di migrazione e asilo dell’Unione Europea.

Lo scoppio di fenomeni epocali, come le primavere arabe nel periodo tra il 2010 e il 2012, e la successiva destabilizzazione di diverse aree del Corno d’Africa – quali la Tunisia, l’Egitto e la Libia – e Mediorientali – quali la Siria e il Libano – hanno provocato una crisi umanitaria che si è manifestata con un aumento incontrollato dei flussi migratori verso i Paesi dell’Unione Europea (UE)

La crisi dei rifugiati del 2015-2016 ha rivelato importanti carenze, nonché la complessità della gestione di una situazione che colpisce diversi Stati membri in modi differenti[1] , tanto da portare la Commissione Europea a elaborare un nuovo patto in materia di migrazione e asilo dell’Unione Europea.

È necessario, quindi, un nuovo patto in materia di migrazione e asilo dell’Unione Europea, per gestire l’interdipendenza tra le politiche e le decisioni dei Paesi UE e per offrire una risposta adeguata alle sfide in tempi normali e nelle situazioni di pressione e di crisi.

Il compito che l’UE e i suoi Stati membri devono affrontare, pertanto, è quello di costruire un sistema che regoli e stabilizzi la migrazione a lungo termine e che sia pienamente fondato sui valori europei: è in quest’ottica che si colloca il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo.

Come Dovrebbe Funzionare il Nuovo Accordo sulla Migrazione

Il Nuovo Patto riconosce che nessuno Stato membro dovrebbe assumersi una responsabilità sproporzionata e che tutti i Paesi UE dovrebbero contribuire costantemente alla solidarietà.

Il piano, cosi come presentato dalla Commissione europea, dovrebbe fornire un approccio comunitario globale al fenomeno migratorio, riunendo in un unico quadro normativo le differenti politiche nazionali nei settori della migrazione e dell’asilo, dell’integrazione e della gestione delle frontiere[2].

Il punto centrale di tale strategia riguarda l’attuazione di una migliore governance comunitaria di gestione della migrazione e dell’asilo, basata su una maggiore interdipendenza delle politiche migratorie degli Stati membri, nonché su un nuovo meccanismo di solidarietà supportato da un innovativo sistema informatico europeo di monitoraggio e registrazione dei migranti in entrata nell’UE. Renderà, inoltre, le procedure alla frontiera più coerenti ed efficienti, oltre a garantire l’uniformità delle condizioni di accoglienza.

Le novità introdotte in materia di migrazione e asilo

Una delle novità prospettate dal nuovo patto in materia migrazione e asilo dell’Unione Europea è rappresentata dall’introduzione di nuove procedure per stabilire rapidamente lo status di rifugiato o meno del migrante all’arrivo in uno dei Paesi UE.

La Commissione ha proposto di istituire alla frontiera esterna una procedura unica applicabile a tutti i cittadini di paesi terzi, comprendente uno screening dei migranti prima dell’ingresso, una procedura di asilo o, quando ricorrano i presupposti, una procedura di rimpatrio rapido, integrando così processi attualmente separati[3].

La fase dello Screening

Il primo passo dovrebbe essere uno screening pre-ingresso applicabile a tutti i cittadini di paesi terzi che attraversano la frontiera esterna senza autorizzazione. Tale accertamento preliminare comprenderà l’identificazione, i controlli sanitari e di sicurezza, il rilevamento delle impronte digitali e la registrazione nella banca dati Eurodac.

Lo screening[4] accelererà il processo di determinazione dello status di una persona e il tipo di procedura da applicare, costituendo una prima verifica nel sistema generale di asilo e rimpatrio e favorendo la trasparenza e l’uniformità delle procedure nella fase iniziale. Promuoverà, inoltre, una più stretta cooperazione tra tutte le autorità competenti, con il sostegno delle agenzie dell’UE.

La nuova procedura di asilo

La Commissione ha proposto, inoltre, un nuovo regolamento sulle procedure di asilo per favorire un uso più efficace e flessibile delle procedure di frontiera come seconda fase del processo, così da disciplinare entrambe le materie attraverso un unico strumento normativo. 

Con tale meccanismo, pertanto, si dovrebbe garantire una maggiore efficienza riguardo il trattamento di una richiesta d’asilo, rafforzando l’analisi dei motivi di esame quali i concetti di “paesi di origine sicuri” o “paesi terzi sicuri”[5]Le domande di asilo che non rispecchiano i motivi sopra citati e con scarse probabilità di essere accettate dovrebbero essere esaminate senza che si renda necessario l’ingresso legale nel territorio di uno Stato membro.

Secondo quanto previsto dalla Commissione, tale procedura verrebbe applicata alle «domande presentate da richiedenti che tentino di ingannare le autorità, da richiedenti provenienti da paesi […] che probabilmente non necessitano di protezione o da richiedenti che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale».

In aggiunta, «per coloro la cui domanda è stata respinta nell’ambito della procedura di asilo alla frontiera, si applicherebbe immediatamente una procedura unionale di rimpatrio alla frontiera [che] eliminerebbe i rischi di spostamenti non autorizzati e invierebbe un chiaro segnale ai trafficanti». Il nuovo regolamento sulle procedure di asilo stabilirebbe, inoltre, un processo decisionale accessibile, efficace e tempestivo basato su meccanismi più semplici, più chiari e sostenuti «dalle risorse e dalle competenze tecniche delle agenzie dell’UE e dei fondi dell’UE»[6].

Il rafforzamento del meccanismo di solidarietà e responsabilità degli Stati membri

L’aspetto più innovativo del nuovo patto in materia di migrazione e asilo dell’Unione Europea risiede nel rafforzamento di meccanismi di responsabilità e solidarietà che andrebbero a creare maggiore interdipendenza nelle decisioni degli Stati membri.

Partendo dall’esperienza maturata nel 2016 attraverso i negoziati sulle proposte volte a riformare il sistema europeo comune di asilo, la Commissione europea ha evidenziato la necessità di un approccio che consenta di superare i limiti dell’attuale Regolamento di Dublinoesprimendo la volontà di sostituire il precedente progetto di modifica dello stesso con un più ampio quadro normativo per la gestione della migrazione e dell’asilo, basato su un nuovo meccanismo di solidarietà incentrato principalmente sulla ricollocazione o sui rimpatri sponsorizzati[7].

La sponsorizzazione dei rimpatri

Nell’ambito della “sponsorizzazione dei rimpatri”, gli Stati membri dovrebbero fornire al Paese UE interessato – su cui graverebbe la piena responsabilità dei mancati o tardivi rimpatri entro il termine previsto – «tutto il sostegno necessario per rimpatriare rapidamente i richiedenti che non hanno un diritto di soggiorno»[8].

Questo meccanismo di cooperazione permetterebbe agli Stati membri di incentrare la loro azione nei confronti dei cittadini di quei paesi terzi verso i quali avrebbero più probabilità di effettuare efficaci rimpatri. 

Sebbene ciascun Paese UE debba contribuire alla ricollocazione o alla sponsorizzazione dei rimpatri, il nuovo strumento riconoscerebbe agli Stati membri non solo una flessibilità nel decidere se e in quale misura ripartire il proprio impegno, ma anche di garantire il supporto richiesto attraverso altre forme di solidarietà, quali un sostegno operativo o tecnico nonché agli aspetti esterni della migrazione. 

Secondo quanto delineato dalla Commissione, pur lasciando nelle mani dei Paesi UE la possibilità di adottare soluzioni alternative, «una rete di sicurezza [comunitaria] garantirà che la pressione su uno Stato membro sia efficacemente attenuata dalla ricollocazione o dalla sponsorizzazione dei rimpatri»[9].

Una maggiore integrazione tra la normativa nazionale e quella europea

Con specifico riguardo al profilo dell’efficacia, la Commissione ha sottolineato la necessità del buon funzionamento delle politiche in materia di gestione delle frontiere, asilo e rimpatrio a livello comunitario e, nel caso dell’integrazione dei migranti, anche a livello locale. 

In tale prospettiva, il nuovo regolamento sulla gestione e della migrazione e dell’asilo si prefigge di raggiungere tale obiettivo attraverso una cooperazione europea più stretta, potenziando la pianificazione, la preparazione e il monitoraggio multi-livello. 

Secondo quanto riportato nel documento con cui la Commissione ha presentato il nuovo accordo, l’introduzione di un processo con tali caratteristiche «offrirebbe l’aiuto dell’UE in modo che gli Stati membri possano assistersi vicendevolmente nella creazione di un sistema efficace e flessibile, con strategie nazionali che integrino a livello nazionale le politiche di asilo e di rimpatrio». Ciò consentirebbe l’adozione di un approccio orientato al futuro sulle modalità di gestione dei flussi migratori, al fine di migliorare sia la capacità che la prontezza di risposta. 

Tuttavia, la chiave per il successo di tale progetto è la coerenza nell’attuazione delle politiche nazionali e comunitarie, attraverso un rafforzamento di meccanismi di monitoraggio e controllo della Commissione – anche tramite procedure di infrazione – e un sostegno operativo da parte delle agenzie dell’UE[10].

La nuova Agenzia europea per l’asilo

Nell’ottica di un rafforzamento del monitoraggio dei sistemi d’asilo, un altro passo importante sarà la costituzione di una nuova Agenzia dell’Unione europea per l’asilo[11], la quale dovrebbe fornire agli Stati membri un sostegno operativo sull’attuazione delle norme comuni in materia di asilo, nonché favorire una maggiore convergenza tra esse attraverso la formulazione di raccomandazioni sulle misure di assistenza in accordo con la Commissione stessa.

L’istituzione di un sistema comune per i rimpatri e il rafforzamento di Frontex

Secondo quanto specificato nel Patto oggetto di analisi, la credibilità delle norme comunitarie in materia di migrazione dipende strettamente dall’effettivo rimpatrio di coloro che non hanno il diritto di soggiornare nell’UE. Secondo le stime, ad oggi, solo un terzo circa dei destinatari ottempera all’ordine di lasciare il territorio degli Stati membri, minando la fiducia dei cittadini nell’intero sistema di gestione della migrazione e dell’asilo e incentivando la migrazione irregolare. 

Per tali ragioni, la Commissione ha proposto l’istituzione di «un sistema europeo comune per i rimpatri che combini strutture più forti all’interno dell’UE con una cooperazione più efficace con i paesi terzi in materia di rimpatri e riammissione»; un sistema, questo, da sviluppare attraverso un regolamento in materia di asilo e un efficace sostegno operativo tramite Frontex[12]

Secondo il piano, a tale agenzia avrebbe il compito di incrementare l’efficacia dei rimpatri, svolgendo un ruolo fondamentale in tale settore attraverso la nomina di un apposito vicedirettore esecutivo e l’attribuzione di maggiori competenze nel proprio consiglio di amministrazione. 

In tale prospettiva, la strategia proposta prevede, inoltre, il sostegno di Frontex circa «l’introduzione di un sistema di gestione dei casi di rimpatrio a livello dell’UE e a livello nazionale, che copra tutte le fasi della procedura, dall’individuazione di un soggiorno irregolare alla riammissione e al reinserimento nei paesi terzi». Per favorire la realizzazione della cooperazione operativa che ne deriverebbe sia con gli Stati membri che coi paesi terzi, la Commissione ha previsto la futura nomina di un coordinatore dei rimpatri che, attraverso il supporto di una nuova rete ad alto livello, dovrà garantire quell’assistenza tecnica necessaria alla riunione dei vari aspetti della politica di rimpatrio dell’UE[13].

Il rafforzamento del sistema EURODAC

Per la corretta ed efficace attuazione del piano, la Commissione ha ravvisato la necessità di assicurare una funzionale gestione delle informazioni. Per tale ragione, ha proposto il potenziamento dell’Eurodac – ossia il sistema europeo per il confronto delle impronte digitali dei richiedenti asilo – attraverso l’aggiornamento della relativa banca dati, al fine di migliorare il quadro comune in termini di controllo, ricollocazione e monitoraggio dei soggetti interessati. 

Con un assetto così modificato, tale sistema permetterebbe di conseguire il duplice obiettivo di collegare le procedure di asilo a quelle di rimpatrio e, allo stesso tempo, sostenere le autorità nazionali nell’affrontare quei casi di domande respinte in un altro Stato membro, favorendo la partenza volontaria e la reintegrazione.

Come precisato dalla Commissione, inoltre, l’Eurodac così strutturato dovrebbe essere «pienamente interoperabile con le banche dati per la gestione delle frontiere nell’ambito di un sistema globale e integrato di gestione della migrazione e delle frontiere [contribuendo cosi] a rintracciare i movimenti non autorizzati, a contrastare la migrazione irregolare e a migliorare i rimpatri»[14].

In tale ottica, l’Istituzione europea ha previsto, nella tabella di marcia attuativa del piano, la futura presentazione di modifiche all’originale proposta di revisione del Regolamento Eurodac, al fine di superarne i limiti, di renderlo adeguato alla nuova strategia posta in essere in materia di migrazione e asilo e di garantire l’aggiornamento del sistema d’informazione Schengen entro la fine del 2023[15], soprattutto attraverso la digitalizzazione della procedura di rilascio dei visti entro il 2025.


[1]Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, p. 4.

[2] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 4-6.

[3] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 3-4.

[4] https://ec.europa.eu/italy/news/20200923_Commissione_Ue_nuovo_patto_sulla_migrazione_e_l_asilo_it

[5] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 5-8.

[6] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 7-9.

[7] Ibidem

[8] Ibidem

[9] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 8-10.

[10] Ibidem

[11] Ibidem

[12] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 11-12.

[13]Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 13-16.

[14] https://ec.europa.eu/italy/news/20200923_Commissione_Ue_nuovo_patto_sulla_migrazione_e_l_asilo_it.

[15] Commissione europea, Comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Un patto sulla migrazione e l’asilo, Bruxelles, 2020, pp. 14-15.

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