Le priorità dell’Unione europea nelle conclusioni del Consiglio europeo

Sede del Consiglio europeo
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Il 15 dicembre 2016 si è svolta la riunione del Consiglio europeo che ha definito le priorità e gli orientamenti politici generali su specifiche materie d’interesse attuale e concreto
dell’ UE.

Il Consiglio europeo ha preso in esame i seguenti temi:

  • Migrazione;
  • Sicurezza;
  • Sviluppo economico e sociale, gioventù;
  • Relazioni esterne: Ucraina, Paesi Bassi, Siria, Turchia;

In particolare, il Consiglio europeo ha affrontato la dimensione esterna ed interna del fenomeno della migrazione illegale e ha ribadito, in relazione alla prima dimensione, che la cooperazione con i Paesi di origine o di transito dei migranti rappresenta un obiettivo prioritario dell’approccio comune europeo alla migrazione.

In quest’ottica l’accordo con i 5 Paesi africani: Nigeria, Mali, Niger, Senegal ed Etiopia costituisce un passo avanti nel contenimento dei flussi e nel miglioramento delle operazioni di rimpatrio.

Rispetto alla dimensione interna, al contrario, il Consiglio europeo ha ribadito che responsabilità e solidarietà sono indispensabili per un’equa distribuzione dei flussi migratori.

Malgrado il richiamo alla collaborazione tra gli Stati membri da parte del Consiglio europeo, rimane una forte opposizione dei Paesi dell’est (come la Polonia) e nazionalistici (come l’Austria) all’adozione di misure, temporanee e/o definitive, per garantire l’equa distribuzione dei rifugiati. Le motivazioni di questa presa di posizione sono molteplici e appaiono collegate alla storia di questi Paesi,  alle paure generate dalla crisi economica globale e alla preoccupazione di fronte all’emergenza terroristica.

Appare evidente che, ancora una volta, il Consiglio europeo non sia stato capace di superare questa opposizione, come confermato dal fatto che non è stata trovata un’intesa sulla riforma del Regolamento di Dublino, nonostante la riconosciuta necessità di una sua modifica.

Ancora deficitaria si presenta, altresì, la collaborazione con i Paesi rivieraschi del Mediterraneo e con quelli da cui partono i migranti per la gestione efficace dei flussi migratori.

Su sicurezza e lotta al terrorismo il Consiglio europeo ha salutato con favore il raggiungimento di un accordo tra Consiglio e PE sulla direttiva antiterrorismo  e sollecitato gli Stati membri a recepire le direttive sul PNR e sulle azioni antiriciclaggio. Rimane però aperto il problema dello scambio di informazioni tra Paesi membri e della definizione di una strategia comune in materia di difesa con l’obiettivo di potenziare i sistemi di allerta precoce anche mediante l’utilizzo di tecnologie più avanzate.

In un periodo di crescente violenza terroristica, il Consiglio europeo ha rilevato l’importanza di coinvolgere gli Stati membri per assicurare una progettualità comune alla difesa dell’Ue.

Per ciò che riguarda lo sviluppo Economico e Sociale e la Gioventù, il Consiglio europeo ha manifestato la volontà di sviluppare il FEIS (Fondo europeo per gli investimenti strategici) in quanto l’UE considera i giovani un obiettivo prioritario e ritiene che la garanzia del lavoro giovanile sia data da mobilità, istruzione e apertura del mercato unico all’ economia digitale.

L’aspetto di maggiore interesse delle conclusioni del Consiglio europeo è certamente rappresentato dalle decisioni assunte, nella parte dedicata alle relazioni esterne,
all’accordo di associazione con l’Ucraina, in fase di ratifica. L’accordo include una zona di libero scambio globale e approfondita (DCFTA).

Nella fase di ratifica dell’accordo l’Olanda ha tenuto un referendum consultivo nell’aprile del 2016. La consultazione si è conclusa con una vittoria netta del “NO” con il 61% dei votanti, con una partecipazione della popolazione avente diritto di voto del 32%. Da molti l’esito è stato interpretato come una vittoria degli euroscettici, i quali criticano un’Europa che impone in modo non democratico scelte ai propri cittadini, sul presupposto che l’accordo di associazione sia un’intesa che apre la strada all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea.

Il referendum ha posto un problema politico che il Consiglio europeo ha dovuto risolvere.

Il Consiglio europeo ha ribadito il sostegno all’Ucraina e al suo percorso di sviluppo verso una democrazia stabile e prospera, ma ha deciso che l’accordo non condurrà all’ammissione dell’Ucraina nell’Ue. Più esattamente, le conclusioni hanno rilevato che ha valore giuridico vincolante la decisione, allegata alle conclusioni stesse del Consiglio europeo, assunta dai capi di Stato e di governo dei 28 Stati membri dell’Ue riuniti in sede di Consiglio europeo, secondo la quale l’accordo con l’Ucraina non conferisce a quest’ultima lo status di Paese candidato all’ammissione.

Inoltre, i Capi di Stato e di governo hanno stabilito che l’accordo di associazione non  garantisce ai cittadini, rispettivamente dell’Ucraina o dell’Unione europea, il diritto di risiedere e lavorare liberamente nel territorio degli Stati membri o dell’Ucraina e l’accordo non  incide sul diritto degli Stati membri di determinare il volume di ammissione nel loro territorio dei cittadini ucraini in cerca di lavoro, e non obbliga gli Stati a un sostegno finanziario complementare per le riforme in Ucraina.

La decisione dei Capi di Stato e di governo sarà efficace una volta che sarà stato ratificato dal Regno dei Paesi Bassi e concluso dall’Unione europea.

Nelle conclusioni dedicate alla Siria il Consiglio europeo ha condannato le violenze perpetrate da parte del regime siriano e dei suoi alleati e individuato alcune misure per  aiutare la popolazione civile di Aleppo, posta sotto assedio ed oggetto di numerose violenze .

Il Consiglio europeo ha dato quindi l’incarico all’Alto Rappresentate di porre in essere ogni iniziativa necessaria e assicurare la tutela dei diritti inviolabili in quel territorio.

Tuttavia, le misure di emergenza indicate dal Consiglio europeo per tutelare gli abitanti di Aleppo e garantire il rispetto del diritto umanitario non hanno trovato alcuna attuazione a causa della contrapposizione tra Stati Uniti e Russia sulla questione siriana.

La mancanza di un vero e proprio accordo sulla questione della distribuzione dei rifugiati e del costo della loro accoglienza e la decisione relativa all’accordo con l’Ucraina sembrano indicare che l’Ue è rimasta imbrigliata dalle rivendicazioni dei gruppi politici di ispirazione nazionalista.

L’invocazione del principio di sovranità nazionale e la preoccupazione di garantire gli interessi dei singoli Stati rispetto a quelli del progetto comune espressi in maniera evidente sia col referendum sulla Brexit sia con quello relativo all’accordo di associazione con l’Ucraina  e che sulla migrazione illegale trovano l’espressione più ferma ed irriducibile, hanno finito per condizionare la definizione della strategia futura dell’Unione europea da parte dei Capi di Stato e di Governo. Resta da vedere se le azioni che saranno realizzate in rapporto alle priorità individuate saranno in grado di contrastare la diffusione dei populismi in Europa.

A cura di
Luca Iacolino

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