Manifesto OGIE per l'UE a 70 anni dalla dichiarazione Schuman

Un Manifesto per l’UE
a 70 anni dalla Dichiarazione Schuman

L’attuale emergenza sanitaria ha posto l’Unione Europea dinanzi a un bivio: rilanciare i valori fondanti del processo di integrazione, assumendo scelte coraggiose, oppure disgregarsi

La pandemia si è infatti inserita in un contesto europeo già fortemente compromesso: sfide complesse che travalicano i confini statali; nuovi scenari ed equilibri internazionali; incapacità di gestire in maniera efficace i fenomeni migratori mediante lo sviluppo di una politica realmente comune; crisi di modelli economici troppo orientati al mercato e troppo poco alla dimensione sociale; partiti e rappresentanti politici più preoccupati del consenso dell’elettorato che della responsabilità di scegliere, progettare e realizzare; diffusione di sentimenti anti-europeisti che coinvolgono i cittadini degli Stati membri dell’Unione; allarmante ricomparsa di logiche di potenza, sovranismi e nazional-populismi, nonché di rivalità, egoismi e pregiudizi che si pensavano sopiti.

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L’emergenza Covid-19 ha posto ulteriori questioni che riguardano la piena applicazione dei valori del progetto europeo, le sue conquiste e il rapporto tra cittadini e Istituzioni comunitarie. Esempi di quanto poc’anzi affermato sono anzitutto le nuove gravi violazioni della democrazia e dello Stato di diritto compiute dai Governi polacco e ungherese; la decisione di chiudere unilateralmente le frontiere interne prima ancora che l’UE stabilisse di blindare il Continente europeo attraverso la chiusura delle frontiere esterne dell’Area Schengen; lo scontro circa la scelta degli strumenti finanziari più idonei a fronteggiare la crisi e i suoi contraccolpi, che ha contributo a rimarcare le divergenze già esistenti tra Paesi del Nord e del Sud dell’Eurozona; l’incremento della discrepanza tra l’operato delle Istituzioni europee e la sua percezione da parte dei cittadini.

La pandemia, dunque, sembra capace di trasformarsi nella prova finale che deciderà sulla prosecuzione o meno del processo di integrazione europea. Questa ulteriore crisi impone all’UE, o meglio, ai suoi Stati membri, di reagire in maniera rapida, compatta e solidale, in un’ottica unitaria e di lungo periodo, recuperando, al contempo, lo spirito che aveva mosso i suoi fondatori e che si era cristallizzato nella Dichiarazione Schuman, che segnò l’avvio del processo di integrazione europea e di cui quest’anno celebriamo i 70 anni.

Il 9 maggio 1950 Robert Schuman, ministro degli Esteri francese, si rivolgeva «in prima linea» al «secolare» nemico della Francia – la Germania – e ancorava l’obiettivo principale della proposta contenuta nella sua Dichiarazione – «il mantenimento della pace» – proprio al superamento di questo «contrasto». La proposta di Schuman si fondava sulla necessità di avviare un coordinamento tra gli Stati europei che non si limitasse all’approccio meramente intergovernativo. La Dichiarazione tracciava la rotta dell’integrazione e della cooperazione europee, indicando non solo il principio che avrebbe dovuto orientarne le «realizzazioni concrete» – la solidarietà –, ma anche il metodo – quello funzionalista – e il carattere evolutivo e graduale.

Il processo di integrazione europea non è stato lineare e ha spesso segnato il passo nella continua ricerca di un equilibrio tra spinte integrative e resistenze degli Stati membri. Nei 70 anni trascorsi dalla Dichiarazione Schuman tante sono state le sfide che l’integrazione del Vecchio Continente ha dovuto affrontare, ma altrettanti sono stati gli «sforzi creativi» – ispirati a una Realpolitik, permeata di solidarietà – compiuti per superarle. Non è errato affermare che il leitmotiv della costruzione dell’Europa unita sia stata l’abilità di trasformare, sin dal suo atto fondativo, il contrasto in cooperazione, le situazioni di stallo in opportunità di dialogo e confronto, le crisi in momenti di crescita e approfondimento e la fine di una fase nell’inizio di una nuova esperienza.

Negli anni, l’Unione ha incarnato un modello valoriale che ha rappresentato un punto di riferimento per gli Stati di nuova ammissione, che nella membership hanno trovato la garanzia della democrazia riconquistata o un modello cui conformarsi per dare vita ad un’organizzazione costituzionale ispirata ai principi della democrazia e dello Stato di diritto.

A 70 anni dalla Dichiarazione Schuman, noi crediamo che l’imperativo sia riflettere sulla nostra Unione, comprendendone i benefici, correggendone i limiti e tentando di rafforzare «un sempre più stretto legame tra i popoli europei»: questo non può avvenire se non recuperando quello “spirito europeo” posto alla base della Dichiarazione, ossia quella «consapevolezza dell’appartenenza a una famiglia culturale»equel «sentimento di completa reciprocità, senza motivazioni egemoniche recondite» che esclude «l’egoistico sfruttamento dell’altro».

È giunto il momento, per gli Stati membri, di ricordare i motivi della loro partecipazione al progetto europeo, di rendere manifesti gli scopi che li spingono a continuare a far parte dell’UE e di incrementare la cooperazione al fine di allineare quanto più possibile le loro posizioni politiche.

Il superamento della crisi del processo di integrazione esige il recupero dei principi e dei valori che ne hanno ispirato l’instaurazione.

Le diverse sfide che ne minacciano l’evoluzione e la stessa esistenza impongono un’azione coordinata e rapida, a livello nazionale e sovranazionale, al fine di superare anzitutto la crisi interna all’Unione e, al contempo, incrementarne la credibilità e il ruolo nel panorama geopolitico globale. Il raggiungimento di tale obiettivo richiede, inoltre, che gli Stati membri agiscano in modo responsabile, adottando scelte politiche coraggiose in conformità al principio di leale cooperazione e abbandonando quei contrasti nazionali che hanno determinato l’inadeguatezza o l’inesistenza dell’azione dell’Unione.

La realizzazione degli obiettivi previsti dai Trattati non può prescindere dal perseguimento e dall’attuazione di un’unione politica – o «delle nazioni» – che sia espressione di quella convergenza tra le diverse volontà nazionali in grado di delineare i confini dell’identità europea e che muova da quello «spirito di solidarietà» che rappresenta la cornice valoriale del progetto europeo.

«L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme;
essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto».

I componenti OGIE

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