Mafalda, la bambina contestataria, fa la sua prima apparizione

Mafalda dice basta

Il 29 settembre 1964, sul settimanale Primera Plana di Buenos Aires, viene pubblicata per la prima volta una striscia a fumetti che ha come protagonista Mafalda, un’irriverente bambina dai folti capelli neri a caschetto, nata dalla penna dell’artista argentino Joaquìn Salvador Lavado Tejón, meglio noto come Quino.

L’idea di creare Mafalda nasce nel 1963; quell’anno, per una campagna pubblicitaria che avrebbe dovuto promuovere il lancio sul mercato di una nuova linea di elettrodomestici, Quino realizza alcune vignette raffiguranti una bambina di 6 anni che odia la minestra e pone domande impertinenti e disarmanti.

Il nome che le viene dato, “Mafalda”, è tratto da un personaggio presente all’interno del romanzo “Dar la cara” di David Viñas e richiama, inoltre, quello scelto per la nuova linea di elettrodomestici, ossia “Mansfield”.

La pubblicazione delle vignette sarebbe dovuta avvenire sul quotidiano argentino Clarín, ma l’accordo con l’editore non viene raggiunto e la campagna dev’essere, pertanto, annullata. L’anno successivo, su proposta di Julián Delgado, amico intimo di Quino ed editore di Primera Plana, Mafalda fa finalmente la sua prima apparizione sulle pagine del settimanale di Buenos Aires.

Nel corso degli anni la pubblicazione delle strisce a fumetti con la piccola contestataria si sussegue su diversi settimanali e quotidiani argentini, come El Mundo e Siete Días Illustrados, riscuotendo un successo sempre crescente, finché, nel giugno del 1973, Quino decide di interrompere la produzione inedita, ammettendo di avere ormai difficoltà a non ripetersi e a proporre spunti originali.

Dopo il 1973 l’artista argentino disegna Mafalda poche altre volte, principalmente per promuovere campagne e iniziative di vario tipo; nel 1976, ad esempio, Mafalda appare in un poster per l’UNICEF che illustra la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Dai fumetti sono stati tratti, poi, delle serie animate e un film d’animazione.

Mafalda, nonostante sia solo una bambina, dimostra di essere particolarmente sensibile ai “problemi” del mondo, come il razzismo, la povertà, la fame, e di porre una specifica attenzione ai fenomeni internazionali che si verificano a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, tra cui il Maggio francese, la guerra in Vietnam, lo scandalo Watergate e l’inizio degli atti di terrorismo in Italia, cercando, con sagacia e innocenza, di comprenderne le ragioni. Con lo stesso atteggiamento, insieme ai personaggi che la circondano (Felipe, Manolito, Susanita, Miguelito, Libertad ed il fratellino Guille) si interroga sui comportamenti degli adulti, che osserva attraverso la figura di sua madre e suo padre. La sua curiosità, la sua irriverenza e i suoi capricci (specialmente quando deve mangiare una minestra!) l’hanno resa un personaggio celebre non solo in America Latina ma anche in Europa.

Sicuramente, buona parte del successo della serie a fumetti di Quino risiede nell’aver alleggerito tematiche di un certo peso attraverso la schiettezza e la disinvoltura proprie dei bambini, non perdendo, comunque, la credibilità necessaria a restituire un’accurata fotografia sia della società argentina che del contesto internazionale dell’epoca.

In Italia Mafalda appare per la prima volta ne Il libro dei bambini terribili per adulti masochisti edito da Feltrinelli nel 1968. Un anno dopo le viene dedicata un’intera raccolta, Mafalda la contestataria (Bompiani), la cui prefazione è curata da Umberto Eco. A partire dal 1970 le strisce a fumetti con Mafalda vengono pubblicate giornalmente sul quotidiano Paese Sera e, successivamente, su alcune riviste come Comix e Il Mago.

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