UE: scegliere se vivere o dissolversi

Grande sala colorata con tavolo circolare al centro
Eurogruppo ed ECOFIN, OGIE

L’Eurogruppo (24 marzo 2020)

#Cos’è?
L’Eurogruppo è un organo che riunisce i ministri dell’Economia e delle Finanze dei 19 Stati membri dell’Eurozona. Ha carattere informale, consultivo e preparatorio (in vista dei Vertici euro). Mira a favorire, attraverso il dialogo, il coordinamento delle politiche economiche tra i membri dell’area Euro. È solito riunirsi una volta al mese, alla vigilia dell’ECOFIN.

«Abbiamo avviato un dibattito su ulteriori forme di sostegno per rafforzare la gestione della crisi e preparare il terreno per la ripresa economica. Siamo impegnati a esplorare tutte le possibilità utili a sostenere le nostre economie in questi tempi difficili. La discussione è appena iniziata e c’è bisogno di più lavoro per arrivare al traguardo»[1]. Queste le parole con cui il ministro portoghese Mário Centeno, attuale presidente dell’Eurogruppo, aveva concluso la videoconferenza in formato inclusivo – perché ha coinvolto, oltre ai ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Eurozona, anche quelli dei Paesi UE che non adottano l’Euro – il 24 marzo scorso.

Il Consiglio “Economia e Finanza” (26 marzo 2020)

#Cos’è?
Il Consiglio “Economia e finanza” – ECOFIN è composto dai ministri dell’Economia e delle Finanze di tutti e 27 gli Stati membri dell’Unione. È competente per la politica economica, le questioni riguardanti fiscalità, capitali e mercati finanziari, nonché dei rapporti economici con i Paesi terzi. Si riunisce mensilmente. Si occupa della preparazione e dell’adozione del bilancio annuale dell’UE.

Una dichiarazione – quella di Centeno – che aveva rinviato all’ECOFIN (il Consiglio “Economia e finanza”) di giovedì (26 marzo). Il vertice ha fatto registrare un nuovo stallo nel funzionamento e nell’avanzamento del “Cantiere Europa”. Ancora una volta, il blocco è stato determinato dalle distanze apparentemente insanabili tra Nord e Sud Europa.
Dopo aver riconosciuto i progressi compiuti nelle ultime settimane – cosa che aveva già fatto pochi giorni prima il commissario europeo per gli Affari economici, Paolo Gentiloni, constatando come «in un paio di settimane [fossero state prese] misure che solo pochi mesi fa erano impossibili da immaginare[2]» –, la discussione si è spostata sui provvedimenti di breve e lungo periodo utili a fronteggiare l’emergenza Coronavirus e gli esiti che ne deriveranno.
Il confronto, a detta del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha rappresentato l’occasione per «uno scambio politico estremamente denso, intenso e di qualità per proiettarci nelle settimane e nei mesi a venire»[3].
In vista del vertice, i leader di Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Spagna, avevano indirizzato una lettera proprio al presidente Michel, nella quale invocavano la necessità di «una risposta coordinata a livello europeo» che contemplasse l’implementazione di «azioni straordinarie» in grado di limitare i danni economici e di preparare gli Stati (e l’UE) «a compiere i passi successivi»[4]. Un appello che è rimasto, per ora inascoltato.

Blocchi contrapposti

Lo dimostra laDichiarazione comune dei membri del Consiglio europeo – un documento, nel quale sono riportate le cinque priorità concrete sulle quali si è deciso di concentrare il lavoro dell’UE – 1) limitazione della diffusione del virus; 2) fornitura di attrezzature mediche; 3) promozione della Ricerca; 4) contrasto alle conseguenze socio-economiche; 5) sostegno ai cittadini UE bloccati in Paesi terzi. La sua approvazione ha risentito fortemente della contrapposizione fra (i soliti) due blocchi – Nord vs. Sud – nonché del clima polemico e di insoddisfazione che ne è derivato. La storia – basata su esperienze (reali) pregresse e un pizzico di pregiudizio – è ben nota: da una parte gli Stati a cui piace solo spendere e chiedere aiuti; dall’altra i Paesi decisamente più virtuosi e frugali che, non fidandosi dei primi, non hanno alcuna intenzione di farsi carico del loro debito sovrano[5].  

Una crisi simmetrica e priva di connotazione morale (in termini economici)

Nei giorni precedenti, esperti, analisti, giornalisti (tra gli altri, Beda Romano, corrispondente da Bruxelles per Il Sole 24 Ore, e Paolo Valentino, corrispondente da Berlino per il Corriere della Sera), nonché (alcuni) decisori politici avevano evidenziato come la crisi che stiamo affrontando e quella che colpì l’Eurozona ormai 10 anni fa presentino caratteristiche profondamente diverse. Anzitutto, l’attuale shock non è dovuto a una crisi asimmetrica, ma a una crisi simmetrica; non, dunque, «la crisi di un Paese e di un gruppo di Paesi, [ma] una crisi umana devastante che riguarda tutti»[6], così Centeno.
In secondo luogo – e questo è un aspetto profondamente legato al primo (tanto che potrebbe quasi essere considerato un corollario) –, l’emergenza che stiamo vivendo non ha una connotazione morale (in termini economici): non è possibile incolpare, quindi, punire nessuno Stato per quello che sta accadendo e per le difficoltà che sta fronteggiando e che dovrà fronteggiare[7]. Sulla base di queste considerazioni si era fatta strada, forse con troppo ottimismo, l’impressione che i Paesi virtuosi avessero potuto mostrare maggiore sensibilità, ammorbidendo e smussando le proprie posizioni, soprattutto in tema di attivazione di «comuni strumenti fiscali a sostegno degli sforzi nazionali e a garanzia della solidarietà finanziaria»[8]. Così non è stato.

Appuntamento fra una settimana

Il non-accordo a livello intergovernativo traspare sia dall’assenza di riferimenti agli strumenti ipotizzati per sostenere le economie dell’Unione, sia dalle parole conclusive della Dichiarazione comune, in cui si constata “semplicemente” l’esigenza di «iniziare a preparare le misure necessarie per tornare al normale funzionamento delle nostre società ed economie e a una crescita sostenibile, integrando, tra l’altro, la transizione verde e la trasformazione digitale e traendo dalla crisi tutti gli insegnamenti possibili. Ciò richiederà una strategia di uscita coordinata, un piano di rilancio globale e investimenti senza precedenti»[9].  
Se ne riparlerà, dunque, tra circa sette giorni, quando, si spera, si sarà compreso che, se si vuole che i cittadini UE sentano la vicinanza e comprendano l’utilità delle Istituzioni UE[10], è necessario pensare fuori dai vecchi schemi[11] accantonando « i dogmi che possono essere appropriati in tempi normali, ma non quando ci troviamo di fronte a una crisi»[12] come quella attuale; una crisi che riguarda tutti, indistintamente. In altre parole, per gli Stati membri dell’Unione, è giunto il tempo di scegliere se continuare a vivere (non a vivacchiare!) uniti oppure dissolversi.


[1] Remarks by Mário Centeno following the Eurogroup videoconference of 24 March 2020.
[2] Remarks by Commissioner Gentiloni at the Eurogroup press conference.
[3] Remarks by President Charles Michel after the video conference of the members of the European Council on COVID19. Vedi anche Cillis, L., “Coronavirus, Consiglio europeo: raggiunto un accordo dopo l’attacco di Conte”, in La Repubblica, 26.3.2020; Sc., “Coronavirus: l’Ue arriva divisa al vertice, scontro sul Coronabond”, in RaiNews, 26.3.2020; Sc., “Coronavirus: nessun accordo sui coronabond. l’Ue si prende due settimane”, in RaiNews, 27.3.2020; Sc., “C’è un’altra vittima del Coronavirus: l’Unione europea che non sa proteggersi rischia di morire”, in Open Online, 27.3.2020.
[4] Cfr. Lettera al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, del Presidente Conte e dei leader di Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Spagna.
[5] Bonini, E., “Coronavirus, l’Eurogruppo si blocca: sa che va fatto di più ma non sa decidere. La parola ai leader UE”, in eunews, 24.3.2020.
[6] Remarks by Mário Centeno following the Eurogroup videoconference of 24 March 2020.
[7] “L’impatto del Coronavirus sul quadro europeo”, in Atti del forum di Affari Internazionali, 20.3.2020.
[8] Lettera al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, del Presidente Conte e dei leader di Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Spagna. Vedi anche Sc., “Conte, Macron e altri leader Ue scrivono per chiedere i Coronabond”, in RaiNews, 25.3.2020.
[9] Dichiarazione comune dei membri del Consiglio europeo.
[10] Pirozzi, N., “Un vaccino per l’Europa politica”, in Huffpost, 16.3.2020.
[11] Cfr. De Grauwe, P., “ECB needs to finance coronavirus budget deficits”, in CEPS, 21.3.2020 e Dichiarazione del presidente Mattarella sull’emergenza Coronavirus, Palazzo del Quirinale, 27.3.2020.
[12] De Grauwe, P. op. cit.

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