Unione Europea della salute: dalla pandemia un’occasione per il futuro

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«Il nostro obiettivo è proteggere la salute di tutti i cittadini europei. La pandemia di coronavirus ha evidenziato la necessità di un maggiore coordinamento nell’Unione Europea, di sistemi sanitari più resilienti e di una migliore preparazione per le crisi future. Stiamo cambiando il modo in cui affrontiamo le minacce per la salute a carattere transfrontaliero. Oggi iniziamo a costruire un’Unione europea della salute per proteggere i cittadini garantendo un’assistenza di alta qualità in tempi di crisi e per attrezzare l’Unione e i suoi Stati membri al fine di prevenire e gestire le emergenze sanitarie che colpiscono tutta l’Europa».

Ursula von der Leyen
Comunicato Stampa
Commissione europea
11/11/2020

Errare è umano, perseverare è diabolico. Deve essere stato questo uno dei primi pensieri di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea e di Stella Kyriakidou, commissario europeo per la salute, in ordine alla necessità di ridisegnare l’Europa che verrà, in termini di tutela della salute e assistenza sanitaria. Nel solo 2020 sono state quasi tredici milioni le persone contagiate da Covid-19 all’interno dei confini dell’Unione Europea e circa 3 miliardi di euro sono stati spesi per la risposta sanitaria, se si considerano anche i costi sostenuti per la ricerca sui vaccini e per i dispositivi di protezione individuale.

Nonostante l’ingente sforzo economico sostenuto, quasi il 70% dei cittadini comunitari desidererebbe maggiori responsabilità per l’UE per rispondere alle crisi sanitarie e approntare disposizioni comuni che riguardino la salute pubblica. Fra le principali problematiche che si sono presentate a livello sanitario europeo, vi è quella del mancato coordinamento fra Stati membri, soprattutto per quanto riguarda le operazioni di condivisione di dati, informazioni e risorse, e, più in generale, per quel che concerne le azioni poste in essere dai Paesi dell’UE, per fornire una risposta al fenomeno pandemico. Ulteriori questioni, di particolare rilevanza, si sono poste in relazione all’assenza di un meccanismo di valutazione del rischio a livello comunitario e interstatale, nonché in ragione della mancanza di solide strutture comuni, con le quali supportare, eventualmente, l’operato degli Stati maggiormente in difficoltà.

Ma quali sono gli interventi che l’Unione vuole porre in essere e, soprattutto, fino a che punto quest’ultima può intervenire, dato che, come esplicitato nell’articolo 168 TFUE, in materia sanitaria, l’Unione ha solo il compito di coordinare le azioni degli Stati membri, può adottare raccomandazioni e, in alcune ipotesi a carattere transfrontaliero, può disporre misure incentivanti attraverso atti vincolanti?

Come affermato da Ursula von der Leyen, i principali temi sui quali occorre intervenire sono: un coordinamento più efficiente fra Stati membri e una maggiore attività di monitoraggio a livello epidemiologico. Ulteriori priorità in ambito sanitario concernono: la formulazione di piani di preparazione comuni ed armonizzati fra loro, con relativa procedura periodica di verifica e stress test, e il monitoraggio per la fornitura di medicinali e dispositivi sanitari. Inoltre, la Commissione europea ha proposto di istituire una task force sanitaria a livello europeo, grazie alla quale poter emanare una serie di raccomandazioni comuni in caso di emergenza sanitaria di qualunque tipo, poiché occorre ricordare che la competenza dell’UE in ambito sanitario è fortemente limitata.

Le prime misure per fronteggiare la pandemia, assunte attraverso l’adozione di raccomandazioni uniformi, seppur non direttamente concernenti la materia sanitaria, sono state approvate dall’Unione il 2 dicembre 2020. Nello specifico, è stata delineata una disciplina specifica al fine di ridurre il rischio di contagio da Covid-19, nel periodo delle vacanze natalizie, all’interno del territorio europeo. Fra le numerose indicazioni presenti, quella che ha creato più perplessità attiene allo svolgimento delle funzioni religiose. Al fine di evitare il rischio di possibili assembramenti, difatti, l’Unione ha raccomandato di limitare le celebrazioni ordinarie e di sostituirle, ove possibile, con iniziative online, in tv o alla radio.

Fra le altre raccomandazioni, vi è quella di prolungare il periodo delle vacanze natalizie di almeno un’altra settimana, al fine di creare un “periodo cuscinetto” al rientro dalle festività. Infine, l’UE ha raccomandato fortemente ai suoi Stati membri di intensificare ulteriormente l’attività di testing and tracing, anche grazie ad un ingente utilizzo dei test rapidi, ha invitato gli Stati membri a non chiudere le frontiere, in conformità con quanto disposto, in via ordinaria, dal Trattato di Schengen e a limitare la quarantena per chi arriva dall’estero a sette giorni.

È importante ricordare che la sanità europea non si occupa solo della pandemia da Coronavirus, tant’è che nel corso del 2020 l’Unione ha posto le basi anche per una strategia farmaceutica per l’Europa e ha sviluppato ulteriormente il piano europeo per la lotta contro il cancro. Fra i punti fondamentali per l’avvio di una strategia farmaceutica comune, vi è un potenziamento degli investimenti nel settore della ricerca farmaceutica (37 miliardi di euro spesi nel 2019), anche in virtù dei trentatremila decessi annui a causa della resistenza antimicrobica e dell’assenza di terapie per il 95% delle malattie rare. La Commissione europea, inoltre, ha proposto di istituire catene di approvvigionamento di farmaci più solide, grazie a scorte ingenti e a maggiori investimenti, nonché di ridurre l’impatto ambientale dei farmaci, di effettuare degli investimenti nella digitalizzazione sanitaria e di realizzare interventi mirati per calmierare i prezzi di determinati medicinali.

Fra i punti essenziali del piano europeo comune per la lotta contro il cancro, invece, in stretta collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, vi sono: la prevenzione, la diagnosi precoce, la cura e l’assistenza di follow up. Al riguardo, occorre rilevare che il cancro è una delle principali cause di morte prematura all’interno dell’UE: basti pensare che il 26% di tutti i decessi registrati nel 2013 è avvenuto proprio a causa di questa patologia e, anche per tale ragione, è fondamentale potenziare i sistemi sanitari di tutta Europa.

Pur nella drammaticità, la crisi sanitaria di questo 2020 può e deve essere un volano per il cambiamento, ricordando quanto scrisse Einstein: “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi”. La nascita di un sistema sanitario europeo parte da qui: dalla pandemia un’occasione per il futuro.

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