The Economic Response of the European Union to the COVID 19 Crisis

The Economic Response of the European Union to the COVID-19 crisis

Lo scorso 30 novembre, nell’ambito del Master di II livello in Esperti in Politica e in Relazioni internazionali, si è svolta la Lecture dal titolo “The Economic Response of the European Union to the COVID 19 Crisis“, tenuta dalla Prof.ssa Antonia Carparelli, Consigliere per la governance economica presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e Docente presso l’Università LUMSA.

L’evento, promosso in collaborazione con la Fondazione Roma, ha avuto ad oggetto i principali strumenti predisposti dall’Unione Europea (UE) per fronteggiare il fenomeno epidemiologico del Coronavirus (SARS-CoV-2 o COVID 19). Nella prima parte della sua disamina, la Prof.ssa Carparelli ha analizzato la natura dell’attuale crisi sanitaria, sottolineandone il carattere simmetrico: in particolare, a differenza della Grande Recessione del 2008 e della conseguente crisi dei debiti sovrani del 2011, si tratta di uno «shock extra-economico» globale che, in quanto tale, ha colpito tutti gli Stati membri dell’UE, seppur con modalità ed effetti diversi.

Tali impatti asimmetrici prodotti dalla pandemia trovano la loro origine nella «diversa capacità contributiva e [nello] spazio per risposte adeguate», così come nelle differenze economiche, in termini di debito pubblico e di Prodotto Interno Lordo (PIL), che caratterizzano i Paesi dell’Unione. Come le precedenti sfide finanziarie, l’attuale fenomeno epidemiologico ha mostrato le lacune e le fragilità che inficiano il corretto sviluppo del processo di integrazione europea, quali l’approccio intergovernativo in materia fiscale e la connessa asimmetria, sotto il profilo del regime delle competenze, presente nell’Unione Economica e Monetaria (UEM).

Muovendo da tale premessa, la Prof.ssa Carparelli ha illustrato le diverse tappe che hanno caratterizzato l’evoluzione della risposta comunitaria all’emergenza pandemica. Nello specifico, dopo una prima fase in cui gli Stati membri hanno agito attraverso «iniziative non coordinate ed egoiste, con dichiarazioni a livello sovranazionale che hanno scosso i mercati», le Istituzioni europee hanno ravvisato la necessità di un’azione coordinata e rapida, volta a fornire un’alternativa maggiormente efficace alle restrizioni unilaterali, alla sottovalutazione dei rischi comuni e alle misure inadeguate adottate dai Paesi UE.

Tale «sforzo collettivo» – dettato dalla crescente gravità del contesto pandemico, dalle sue implicazioni economiche e dalla minaccia di una «nuova ondata di instabilità finanziaria» simile a quella vissuta con la crisi dei debiti sovrani – ha avuto, quali principi guida, la solidarietà e l’equità, nel tentativo di preservare la tenuta dell’Eurozona, il modello sociale europeo, nonché la capacità produttiva di alcuni settori considerati quali obiettivi strategici dell’agenda comunitaria, come la trasformazione digitale e la sostenibilità ambientale.

Proseguendo nella sua disamina, la Prof.ssa Carparelli ha elencato – fornendone un’analisi – le diverse iniziative promosse e adottate dalle Istituzioni dell’UE. Tra queste, in primo luogo, è stata menzionata la sospensione, su proposta della Commissione europea, del Patto di Stabilità e Crescita (PSC), con l’attivazione della clausola di salvaguardia generale (general escape clause). Si tratta di un quadro normativo che rappresenta una base fondamentale per la tenuta del mercato unico e, in particolar modo, della zona euro, poiché pone dei limiti alla capacità di spesa degli Stati membri. La sua ratio – così come quella delle disposizioni previste dal Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) in materia di politica economica – risiede nella volontà di evitare il cosiddetto azzardo morale, ossia l’adozione di politiche di bilancio poco virtuose e aggressive a livello nazionale, nella convinzione di poter fare completo affidamento sul salvataggio a livello sovranazionale.

Ben si comprende, dunque, come la sospensione del PSC e l’attivazione della clausola di salvaguardia generale costituiscano una tappa senza precedenti e dalle implicazioni significative, consentendo una deviazione temporanea coordinata e ordinata dai requisiti – il 3% del rapporto deficit/PIL e il 60% di quello debito pubblico/PIL – sanciti per tutti gli Stati membri in una situazione di crisi generalizzata, causata da una grave recessione economica dell’area dell’euro e dell’UE nel suo insieme. Al tempo stesso, tuttavia, la Prof.ssa Carparelli ha sottolineato l’assoluta insufficienza del PSC e la necessità di una politica fiscale europea che possa sostituire quelle nazionali e decentrate, già in parte lanciata all’interno del Next Generation EU (NGEU) attraverso la previsione, per la prima volta nella storia del processo di integrazione, di contributi a fondo perduto, ossia emissioni di debito comune.

Un altro importante strumento adottato al fine di fronteggiare gli effetti derivanti dall’emergenza pandemica è costituito dal Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), introdotto dalla Banca Centrale Europea (BCE) e rientrante nel novero di quelle misure di politica monetaria non convenzionale che già nelle precedenti crisi tale Istituzione europea aveva predisposto per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’Eurozona. Si tratta, nello specifico, di un programma per l’acquisto di titoli sul mercato secondario, emessi da Governi, agenzie pubbliche e Istituzioni internazionali situate nell’area euro.

L’obiettivo principale sotteso al PEPP – la cui dotazione è di 1.350 miliardi di euro – è quello di mantenere e garantire una politica monetaria particolarmente accomodante, nel tentativo di evitare la frammentazione, ossia la sussistenza di spread troppo ampi che influiscano negativamente sugli Stati membri più sotto pressione dal punto di vista del bilancio, aumentando il costo del denaro e il debito. Con riferimento al ruolo svolto dalla BCE, la Prof.ssa Carparelli ha evidenziato la necessità di non esautorare la politica monetaria, prevedendo degli strumenti duraturi che possano avere, quale loro presupposto, «uno scambio collettivo e un utilizzo virtuoso delle risorse».

Nelle conclusioni della propria disamina, la Prof.ssa Carparelli ha posto l’accento sulle questioni aperte che caratterizzano il panorama comunitario e dalle quali dipendono le sorti della ripresa e della resilienza economica dell’UE. Nello specifico, nonostante siano stati predisposti nuovi strumenti in risposta all’emergenza epidemiologica, la mancata approvazione del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2021-2027 – da cui dipende l’operatività dei fondi previsti dal NGEU, bloccato dal veto posto da Polonia e Ungheria – potrebbe contribuire ad aggravare le condizioni socio-economiche degli Stati membri colpiti dalla pandemia, tenuto conto anche della possibile inadeguatezza delle risorse stanziate in caso di persistenza dell’emergenza sanitaria e della loro natura temporanea.

Il dibattito successivo all’analisi condotta dalla Prof.ssa Carparelli ha consentito ai membri dell’Osservatorio Germania-Italia-Europa (OGIE) di porre delle domande, traendo degli importanti spunti di riflessioni utili ai fini dei lavori interni al progetto “Europa aedificanda est”.

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